Enrico Letta sta dividendo gli elettori in nero e rosso, come ai vecchi tempi. Lei approva questo modo di porsi alla gente?
Rendere evidenti le diversità programmatiche e politiche tra gli schieramenti che si contendono la guida politica del paese appare opportuno e per molti versi inevitabile. Che il centro sinistra segnali le differenze circa le soluzioni da dare alle grandi questioni aperte nel Paese dovrebbe consentire agli italiani di compiere con maggiore consapevolezza la propria scelta politica il 25 settembre. Il confronto dovrebbe svolgersi intorno al modo in cui centro sinistra e centrodestra intendono affrontare i problemi in cui si dibatte l’Italia, problemi numerosi e difficili. Non vedo altra strategia per condurre la sfida politica con il centro destra. In quanto ai rischi che correrebbe la vita democratica con un successo della destra mi sento di dire che la nostra democrazia dispone di anticorpi che ne garantiscono la difesa da chi intendesse ferirla.
Letta parla di interferenze russe nelle elezioni. Come fa a saperlo?
Il gruppo dirigente russo si attende dal voto in Italia, come è stato esplicitamente affermato da autorevoli personalità russe, che emerga un equilibrio politico meno sfavorevole alle politiche neoespansioniste di Mosca. Del resto, i dirigenti russi hanno platealmente e spesso volgarmente manifestato soddisfazione per la crisi del governo Draghi, un esecutivo divenuto perno della politica di sostegno alla resistenza degli ucraini alla aggressione russa. Non è quindi da escludere che i servizi russi possano adoperarsi per interferire nella vicenda elettorale italiana. L’avvento del web ha cambiato in maniera clamorosa il modo in cui ci informiamo. Da alcuni anni abbiamo fatto conoscenza con lo “sharp power”. Gli Stati autoritari, in particolare Russia e Cina utilizzerebbero questa nuova forma di “potere tagliente” con l’obiettivo di distorcere l’ambiente politico all’interno delle democrazie. Il potere è tagliente perchè lacera il tessuto della società civile tramite l’uso di disinformazione e messaggi d’odio mirati. Tutto ciò diventa ostile alla democrazia quando è frutto di azioni di potenze straniere. Eviterei in ogni caso allarmismi. Il maggiore ostacolo a trame e condizionamenti è la maturità dell’opinione pubblica del nostro Paese.
Vede la tradizione riformista schiacciata dalla caccia facile al voto per i temi utilizzati?
La tradizione riformista è compromessa ogni qualvolta si cede alla demagogia e al pressapochismo o si è dominati dalla tentazione di buttarla sullo scontro apocalittico fra il bene e il male. Da tempo, ahimè. il carattere dell’agire politico in Italia sembra essere la retorica sugli impegni che si promette di portare avanti, che si risolve, nella sostanza, a mera propaganda. Si vedano le proposte sgangherate sul fisco di Salvini per non parlare delle spese dentistiche gratis per tutti gli anziani dell’ineffabile Berlusconi. Proposte che sortiscono effetti opposti da quelli annunciati non arrivano unicamente dal centro destra. Andrebbe ricordato al Pd che gli studi in materia e le esperienze di altri Paesi dimostrano che nuove opportunità ai giovani non derivano da sussidi o una tantum. Il centro sinistra deve dare con le sue proposte una testimonianza di concretezza e serietà. Gli elettori apprezzerebbero un discorso sobrio, realistico sui problemi e le contraddizioni da affrontare e anche sulle difficoltà dell’azione di governo. La situazione è difficile. La campagna elettorale è partita con l’idea che si potesse continuare con i bonus, che ci fosse qualcosa da distribuire resa disponibile dal balzo in avanti della produzione del 2023 dopo il forte rallentamento dovuto alla pandemia. Nel volgere di alcune settimane il panorama economico italiano ed europeo è peggiorato. Le notizie sul costo degli approvvigionamenti energetici sono le più gravi. Occorre una gestione coordinata a livello europeo della energia. Questo significa tante cose, in particolare per dimezzare il costo delle bollette e aiutare le imprese occorre sganciare il prezzo delle rinnovabili dal prezzo del gas, il modello cui stanno andando anche Francia e Germania. Ma occorrerà anche regolare il mercato Ttf di Amsterdam. Si tratta di uno straordinario sforzo che sulla base di quanto già fatto dal governo Draghi è indispensabile portare avanti. In quanto all’aggravarsi della questione sociale vorrei ricordare che il rapporto dell’Istat dei mesi scorsi parlava di un tessuto della società italiana lacerato, della crescita del lavoro con paghe ampiamente sotto le medie europee e di un allargarsi delle distanze sociali. Di qui la necessità di mettere al centro dei programmi per il Paese politiche tese alla riduzione dei divari, a retribuzioni più alte, al sostegno alla ripresa economica. Insomma si impongono politiche che non mettano tra parentesi i temi della disuguaglianza. La politica è in grado di muovere in questa direzione? Ho timore che ci sia stato in questi anni un impoverimento del personale politico, temo che politiche di tale portata non trovino governi all’altezza del compito. Mi auguro che coloro cui toccherà di dirigere il Paese dopo il voto di settembre sappiano impegnare nella azione di governo personalità competenti e adeguate alla impresa.
Avrebbe mai fatto cadere Draghi?
Mai. Un Movimento 5Stelle allo sbando ha coltivato la illusione di risalire la china rovesciando le sue paure su Palazzo Chigi. La vanità di Silvio Berlusconi e la doppiezza di Salvini convinto che con la crisi del governo avrebbe conquistato titoli per arrestare lo spostamento di parti dell’elettorato leghista verso FdI, sono all’origine della crisi. Una gara di irresponsabilità.
Come ha gestito le candidature Letta?
Alcune candidature sono di qualità e di indiscusso valore, penso a Cottarelli. Trovo comunque discutibile un eccesso di candidature multiple così come le candidature calate dall’alto senza alcun radicamento nel territorio. Inoltre credo che fosse necessario impegnare i dirigenti del Pd nei collegi uninominali, rischiando ma combattendo e mettendo radici nelle realtà locali. Sarebbe stato infine importante soprattutto nel Mezzogiorno una apertura al mondo del lavoro, delle professioni e degli studi che non mi pare ci sia stato.
Ci faccia un ritratto breve di Giorgia Meloni?
Un ritratto non sono in grado di farlo. La leader di FdI si sta muovendo con intelligenza per rimuovere diffidenze diffuse verso il suo partito. Sul sostegno alla Ucraina e sulla lealtà atlantica credo sia riuscita nel suo intento. Non è tuttavia una impresa facile superare preoccupazioni in sede europea. Considerate le ambizioni politiche di Giorgia Meloni e del suo partito, è indispensabile che rendano chiaro come intendono garantire la stabilità finanziaria del Paese, come si propongono di affrontare il nodo del debito, quali siano le proposte di riforma fiscale. Si tratta di questioni di particolare delicatezza da cui dipende l’avvenire economico e la sicurezza del Paese, questioni a cui un partito che si candida a guidare l’Italia deve fornire risposte convincenti.
È possibile una destra conservatrice anglosassone?
La collocazione nel Parlamento europeo della Lega e di Fratelli d’Italia getta molte ombre sulle loro intenzioni. Dai documenti dei “Riformisti e Conservatori europei” partito presieduto da Giorgia Meloni e da “Identità e democrazia” che include Marin Le Pen ed è presieduto dalla Lega, esce una visione sovranista e nazionalista dello Stato, vicina a quella di Orban. Non solo. Si esprimono dubbi su alcuni aspetti dello Stato di diritto a cominciare dal primato delle norme europee su quelle nazionali. Alcuni leader del centro destra inoltre preoccupano per le loro posizioni filo russe, penso alle chiassose manifestazioni di simpatia di Salvini per il regime di Mosca, penso a Silvio Berlusconi che non solo ha scambiato Putin per un partner ma ha aumentato da premier in modo significativo la nostra dipendenza energetica verso Mosca.
Lo scontro si è polarizzato. C’è spazio per un Centro?
Se si manifesta in modo evidente la inconsistenza delle due coalizioni che si sfidano, se emerge che si tratta di coalizioni fasulle, segnate da contraddizioni che le condannano alla impotenza, allora il terzo polo può trovare uno spazio e sperare in una affermazione. In realtà la via maestra da seguire era una intesa tra il Pd e le forze che oggi si definiscono terzo polo. Se avesse preso corpo una tale alleanza forse sarebbe stato possibile riaprire la partita politica del 25 settembre, che oggi pare compromessa per il centro sinistra. C’è qualcosa che mi sfugge all’origine della rottura tra Il Pd e Calenda. Mi sembra assurdo che Calenda abbia scoperto il giorno dopo aver sottoscritto l’accordo che il Pd era pronto a cercare la intesa anche sul versante opposto. Possibile non si siano capiti? In realtà la rottura di Calenda è anche la conseguenza della pressione esercitata su Letta perché la intesa con Calenda fosse riequilibrata da una alleanza con la cosiddetta sinistra e i verdi. L’argomento di Calenda che una simile coalizione avrebbe perso ogni credibilità rendendo impossibile qualsiasi sfida per il governo ha un fondamento. Non vorrei sbagliare ma mentre conosciamo il programma del Pd mi pare che la coalizione difficilmente potrà averne uno. Non avrei mai detto che Conte costituiva “il punto di riferimento dei progressisti”.
Avrebbe interrotto i rapporti con Conte fosse stato in Letta?
Non avrei mai fatto dipendere il destino della sinistra dall’abbraccio con” l’avvocato del popolo”. Non avrei mai sostenuto la tesi che trasformava una intesa congiunturale con i grillini in una alleanza strategica.
Umberto Ranieri è giornalista, politico, intellettuale appartente alla scuola riformista di Giorgio Napolitano, ex deputato Pd e candidato a sindaco di Napoli.
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