Abbandono e dispersione: le piaghe della scuola italiana

Mario Sorrentino • 28 aprile 2023

Il problema dell’abbandono e della dispersione non può appartenere ed essere risolto dalla sola istituzione scolastica, ma anche il peso di una sopportazione di compiti e di funzioni che appartiene ormai alla società nel suo complesso.

La scuola deve essere il punto centrale che promuove l’azione al sostegno di soggetti marginali,svantaggiati e borderline e progetta una didattica raccordata,al suo interno,tra spazi,tempi e discipline e,all’esterno con altri pilastri fondamentali della comunità:la famiglia,il Comune,ASL e le agenzie formative presenti nel territorio.


Abbandono e dispersione sono fenomeni ancora presenti nelle scuole italiane, specialmente in quelle delle grandi periferie urbane.

 Quali sono le cause principali di un fenomeno che concorre a sprecare talenti e/o a creare soggetti emarginati e disadattati fino a fenomeni di criminalità minorile?.


Quali sono le proposte, di carattere istituzionale,pedagogico o didattico del problema?

La radiografia di alcune città italiane,soprattutto a sud del paese,come Napoli e Palermo, dimostrano con evidenza che non si può parlare del fenomeno dell'abbandono o della dispersione, dell'analfabetismo o della ripetenza come di problemi a sé stanti:è infatti dimostrato che l'incapacità di “leggere” la realtà o semplicemente di adattarvisi con equilibrio può dar luogo a fenomeni non solo di abbandono, ma anche di marginalizzazione e di devianza.


Il caso di quartieri di grandi città urbanizzate che presentano percentuali di dispersione e di abbandono che superano il 20% della popolazione scolastica servono a chiarire le numerose interconnessioni che esistono tra condizioni familiari e abitative, da un lato, e situazioni apprenditive e culturali, dall'altro.


 Le cause dell'abbandono e della dispersione sono,infatti,di carattere economico,sociale e culturale: sono economiche perchè per i soggetti che non frequentano la scuola la prima giustificazione da mostrare all'opinione pubblica,anzi di sottolineare,che <<la scuola non è pane>>,riportandoci alla mente le parole di Cesare Abba,il quale in “Da Quarto a Volturno” spiega come sia difficile per i figli dei contadini impadronirsi degli strumenti di una cultura che nell'immediato non fornisce sostentamento alcuno.


Le cause, si diceva, anche sociali e in questo caso non ricadono direttamente sul soggetto che evade, ma sul contesto di appartenenza, per cui la disoccupazione e l'ignoranza parentale,la carenza di alloggi e il vivere in promiscuità in famiglia si sommano alla mancanza di adeguati spazi educativi scolastici ed extrascolastici e all'assenza di adeguate strategie didattiche centrate sul soggetto,e quindi in grado di recuperare lacune e e inadeguatezze.


La causa è anche culturale, non solo nel senso della carenza cognitiva, alla quale già si accennava, ma anche nel senso del perdurare di situazioni comportamentali negative nei confronti della scuola come istituzione della classe docente.

La proposta di cambiamento non può che essere,allo stesso modo, articolata e complessa:l'attenzione per esempio al controllo delle leve scolastiche,controllo che lo Stato deve poter effettuare nella modernizzazione e non attraverso norme obsolete,attivando cioè le istituzioni civili in maniera integrata.


Il problema dell’abbandono e della dispersione non può appartenere ed essere risolto dalla sola istituzione scolastica, ma anche il peso di una sopportazione di compiti e di funzioni che appartiene ormai alla società nel suo complesso.

La scuola deve essere il punto centrale che promuove l’azione al sostegno di soggetti marginali,svantaggiati e borderline e progetta una didattica raccordata,al suo interno,tra spazi,tempi e discipline e,all’esterno con altri pilastri fondamentali della comunità:la famiglia,il Comune,ASL e le agenzie formative presenti nel territorio.


La pianificazione di attività di sostegno,recupero e formazione integrata è possibile a condizione che si giunga alla stipula di un vero e proprio patto sociale di forte impegno educativo che investa la scuola in posizione di inevitabile centralità,le famiglie,l’ente comunale,i servizi socio-sanitari,le agenzie educative di diversa natura ed ispirazione,le forze del volontariato.

In un’ottica sistemica la scuola come agenzia educativa primaria può e deve essere capace di mettere al servizio dell’utenza competenze e professionalità di crescente efficacia e flessibilità per coordinare le energie raccolte sul territorio unite da un’esplicita comunanza programmatica.


L’orizzonte della formazione integrata si amplia nel concordare un contratto formativo in dimensione collettiva che trova specificazione e concretezza poi nel livello della classe ed infine nel progetto individualizzato.


di Mario Sorrentino, già dirigente scolastico

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